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Evanzio nasce a Roma, da genitori italiani. La data di nascita è incerta, successiva comunque al dopoguerra. Il padre, originario dell’est Europa, faceva il calzolaio (ne parla nella poesia “Dolor che sentìa ai piedi“) mentre la madre, portinaia romana, dovette conoscere un lungo periodo di disoccupazione da cui ne uscì adattandosi ai vari lavori, soprattutto donna delle pulizie (“Odor di pulito fu la mia infanzia“).
Evanzio comincia a comporre poesie fin da piccolo. L’ostilità dei suoi compagni dovuta al suo ingegno e alla sua creatività, lo porterà a rifiugiarsi nell’underground romano. Il poeta, mentre proseguiva gli studi classici, prese a recitare i suoi versi ai senzatetto, ai clochard, agli immigrati, convinto che la cultura non dovesse essere negata col pane. Purtroppo si rese subito conto di quanto la realtà fosse più dura.
Questo lo spinse ad intraprendere gli studi filosofici ed a ridurre al minimo i contatti con l’esterno. Evanzio lasciò poi l’Italia per la Germania, poi si diresse in Francia, Spagna e partì per le Americhe dove ebbe modo di conoscere un mondo ancora diverso dal già multiforme conosciuto in Europa. Ma l’inquietudine esistenziale non lo abbandonò mai associandosi a scatti d’ira e crolli nervosi in cui bruciò molte sue opere ed annotazioni.
Tornato nel Vecchio Mondo scrisse che “mai verbo proferito, salute mi cagiona“, dove il contemptus mundi si associa alla feroce critica alla cultura come consolazione.

Evanzio, ancora vivo, continua la sua vita ordinaria lontano dai riflettori, rifiutando di comparire in tv o di cedere alle ben più potenti case editrici nostrane, inviando alcune sue composizioni pregevoli ad alcuni suoi fidati collaboratori che cercano, con i mezzi di fortuna, di divulgarne il verbo.

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